18/05/2021 —Piano Scuola Estate – scheda n. 231 –

Il piano non è una risposta “vera” all’emergenza Covid – Scheda n. 231

Il Piano per l’estate (Nota MI 643 del 27.4.2021) messo a punto dal Ministero dell’Istruzione ha suscitato reazioni e valutazioni diverse tra gli alunni, le famiglie , gli operatori della scuola e i territori. Oltre ciò che sta accadendo per la programmazione e l’ approvazione delle attività, è necessario  riflettere sulla possibilità di avviarle, su chi darà la propria adesione per partecipare (alunni) e per svolgerle (personale scolastico interno ed esterno).

E poi il grosso nodo degli obiettivi strategici di questa iniziativa.

Il metodo

Lo Snals-Confsal  si era espresso in maniera fortemente negativa sul provvedimento (Nota

MI  643 del 27.4.2021) predisposto dal MI senza la consultazione della parte sindacale.  Aveva stigmatizzato il metodo: una convocazione praticamente senza preavviso su un tema importante e senza un testo scritto su cui avviare un confronto. Eppure si trattava di un decreto  che rende disponibili  oltre mezzo miliardo di euro per rinforzare e potenziare le competenze disciplinari e relazionali degli studenti, da svolgersi durante il periodo estivo, da affidare  a personale interno, di ruolo o precario, o esterno mediante contratti per beni e servizi. Niente. Una semplice informazione. Peraltro parziale, superficiale, orale. Irriguardosa.

In un colpo solo erano stati vanificati gli annunci e gli impegni che avevano caratterizzato i primi mesi del nuovo governo e del nuovo ministro dell’Istruzione, con tempi ristretti e compressi era stata bruciata una preziosa occasione perché le Scuole potessero esercitare l’autonomia didattica ed organizzativa.

Il merito

Una siffatta procedura ha creato condizioni deboli per la realizzazione del cosiddetto ponte per il nuovo inizio.

  1. I primi necessari passaggi da implementare sono  il  monitoraggio  delle esigenze

formative degli alunni  e la disponibilità di risorse umane ed economiche. Serve quindi un’indagine conoscitiva sulla disponibilità degli alunni a frequentare eventuali attività, alternative e/o complementari alla didattica ordinaria, anche in periodi e orari extrascolastici e sulla adesione al piano da parte del personale interno e/o esterno.

Invece le scuole sono state chiamate a programmare le attività senza conoscere né le esigenze degli alunni né le disponibilità del personale né le iniziative complementari degli Enti locali e del terzo settore.

Per bruciare le tappe tante scuole addirittura non convocano gli Organi collegiali, con buona pace di un piano estate progettuale che dia centralità alla Scuola!

  • Le norme di sicurezza attendono ancora un adeguamento alle condizioni

epidemiologiche e, considerato il periodo estivo, l’aerazione e la temperatura delle aule  richiedono maggiore attenzione.

Del godimento delle ferie del personale non si tiene conto.

Degli ATA non si parla (molti contratti a t.d. scadono il 30 giugno e i supplenti Covid concludono ancora prima) e non ci si chiede come possa essere comunque garantita l’apertura delle scuole.

I DS e i DSGA, con i  loro compiti di coordinamento e la possibilità di contare solo su personale disponibile, con la loro solitudine, sembrano non interessare nessuno.

Gli impegni a livello curricolare concomitanti dei docenti nei mesi di giugno e settembre rendono complicate anche le fasi 1 e 3.

Nella gestione della fase 2 sono poco chiare le responsabilità delle scuole e degli Enti Locali interessati. P.e., non è chiaro se i fondi allocati debbano poi essere rendicontati dalle segreterie,  già oberate da svariate incombenze istituzionali e perennemente sotto organico.

  • Il piano non ha  neppure la prospettiva e la visione e la prospettiva condivise di una

“nuova “scuola,  che ogni governo inevitabilmente insegue. 

La sovrabbondante offerta di attività extracurriculari (con valenza didattica?) – a frequenza volontaria – rischia di spingere la scuola sempre più verso la competizione tra istituti, la trasformazione del ruolo del docente, lo svuotamento dello statuto fondante delle discipline (l’epistemologia).

I bisogni formativi sono aumentati ma la risposta non può  essere l’offerta extracurriculare di corsi e tornei agli alunni che avranno aderito, con la soddisfazione del genitore/cliente.

La scuola è un’istituzione il cui preciso mandato costituzionale è l’attuazione del principio di uguaglianza e di pari dignità (art. 3 Cost.) enon  un servizio a domanda individuale . Non può essere considerata un qualcosa di accessorio o di facoltativo, non è  esternalizzabile o affidabile a cooperative e altri enti privati specializzati nell’intrattenimento.

Il piano estate così com’è non garantisce continuità e stabilità e il progetto non è pianificato, non  dà centralità alla scuola, non costruisce la “comunità educante territoriale”.

  • Richiede confronto e riflessione questo scambio continuo tra scuola, territorio e

società civile  – patti educativi di comunità – dove il territorio si rende sostenitore, d’intesa e in collaborazione con la scuola, della fruizione del capitale sociale espresso dal territorio medesimo (p.4 Nota MI citata)… in un contesto di adempimenti burocratici ostativi, di tempi ristretti e di attività scollegate. Così ci si avvia verso quel sistema integrato pubblico/privato da tempo auspicato da più parti, nonostante il dettato costituzionale.

  •  Si poteva pensare, allora, a finanziare l’ampliamento dell’offerta formativa e a consolidare l’organico docenti e ATA con la stabilizzazione del personale precario.

Si potevano avviare quei tavoli di dialogo e di confronto, propedeutici alle operazioni strutturali per uscire dalle azioni congiunturali e dalla continua emergenza, due punti di forza del nuovo ministero dell’istruzione, ad oggi negletti.